Caterina, parrucchiera e “Volontaria Vagabonda”, si racconta

Caterina, parrucchiera e “Volontaria Vagabonda”, si racconta

La signora Caterina Alecce, per gli amici Katia, è una giovane donna, di professione parrucchiera, una persona speciale con una grande energia positiva, nonostante le difficoltà che ha incontrato nella sua vita, una donna sensibile con un gran cuore, “un’anima bella” che fa parte della famiglia di “Volontari Vagabondi”. In questa intervista Caterina ci racconta la sua esperienza personale, a quasi un anno esatto dal suo primo servizio volontario a domicilio (05/07/2017), che coincide poi con la prima consulenza professionale gratuita eseguita da un professionista per il progetto, una testimonianza preziosa che vogliamo condividere con tutti voi.

Caterina, raccontaci di te

Sono una persona semplice, nata e cresciuta a Torino e poi trasferita al sud, una persona con i valori e i principi calabresi ove, regna sovrano il rispetto per gli altri. Nella mia vita ho sempre lavorato svolgendo diversi mestieri: bracciante agricolo, colf, sarta, onicotecnica, parrucchiera, inoltre, per ultimo ma non meno importante, sono mamma di 3 ragazzi e nonna di un nipote. Ho la passione per il bricolage creativo, mi piace tantissimo realizzare piccoli lavoretti manuali come braccialetti e oggettistica di vario genere, in pratica mi piace definirmi un’artista! Sono solare, allegra, generosa anche se la vita è stata dura con me: mi sono sposata nel 1994 in Calabria, ma disgraziatamente le cose cambiano nel 2009 a causa della prematura perdita di mio marito. Da quel preciso momento ho dovuto farmi forza e ricominciare a lavorare ininterrottamente, cercando sempre di dare il meglio per la mia famiglia.

Caterina, come hai conosciuto i “Volontari Vagabondi”?

Un giorno di maggio 2017 ricevetti una telefonata da parte del sindaco di Roghudi, comune in cui risiedo, il quale mi invitava a partecipare alla presentazione del progetto “Volontari Vagabondi” in un incontro con la cittadinanza organizzato presso l’Access Point. Da qui ebbe inizio il mio viaggio di crescita interiore, perché per comprendere il vero significato del progetto lo si deve sentire nel cuore. Ricordo il mio primo incontro con Monica Moscia, responsabile di progetto, e le mie titubanze: “Quale contributo posso dare io al progetto, da semplice parrucchiera di fronte a professionisti affermati come medici, avvocati ecc?”.  La risposta che mi ha dato è stata disarmante: “Anche tu sei una professionista come gli altri, non importano i titoli di studio…. svolgi un mestiere, hai delle competenze? mettile a servizio degli altri!”. L’incoraggiamento che ho avuto è stata la spinta per credere in me stessa e dare il meglio. Il 5 Luglio 2017 fu il giorno della mia prima consulenza: dopo aver spiegato alla beneficiaria ciò che da lì a poco sarebbe successo, mi riempì d’orgoglio quando vidi la commozione di un semplice gesto dettato dal cuore negli occhi di quella donna. Questa emozione mi ha fatto capire che non serve avere un titolo o denaro per far vivere meglio chi ne ha bisogno.

Ringrazio immensamente il Sindaco per avermi invitata a conoscere questa nuova realtà ed inoltre, è doveroso ringraziare Monica Moscia e tutti i collaboratori che ho conosciuto in seguito, con i quali si è venuto a creare un rapporto pari ad una famiglia acquisita. E quando mi capita di parlare con qualcuno della mia esperienza di ‘volontaria vagabonda’, la frase più frequente che mi sento dire è: “Beata te che trovi il tempo di fare volontariato!” A tutte queste persone mi sento il dovere di rispondere che, se faccio ciò che faccio, non è perché ho più tempo da dedicare ad altro rispetto a loro, ma la differenza sta nell’avere la voglia e la sensibilità di soffermarmi a riflettere e di guardare negli occhi chi ha un bisogno, ed offrire il mio aiuto.

Grazie a Caterina per questa sua testimonianza, e grazie a Fondazione CON IL SUD che ha reso possibile tutto questo!

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Paola, assistente domiciliare e “Volontaria Vagabonda”, si racconta

Paola, assistente domiciliare e “Volontaria Vagabonda”, si racconta

La signora Paola Flachi, assistente domiciliare, è una donna molto attiva nell’ambito del sociale per via del suo lavoro che svolge con grande dedizione e sensibilità, sempre a contatto con famiglie che vivono la disabilità o il disagio sociale, a cui presta servizio dando un supporto per le esigenze quotidiane e nella vita di relazione sociale.

Paola, raccontaci di te

Sono una persona sensibile, fin da piccola ho avuto questa predisposizione di aiutare il prossimo, chi si trova in disagio o in difficoltà, con profondo spirito cristiano che mi è stato trasmesso dalle suore dell’istituto religioso che ho frequentato da bambina nella mia città, Reggio Calabria. Ho iniziato a lavorare giovanissima come addetta alle pulizie per vari enti pubblici e privati, e poi all’età di 30 anni, come assistente domiciliare per una struttura socio-sanitaria reggina, dedicando il mio tempo a servizio di persone disabili, affette da varie patologie quali cecità, difficoltà motorie, problemi psico-fisici. Il mio lavoro mi piace perché posso dare un sollievo a queste persone almeno per le ore che a loro dedico, supportandole sia materialmente che moralmente, infatti mi sento molto legata a loro avendo instaurato un bel rapporto di affetto e familiarità. Ma nella mia vita non c’è solo il lavoro: ho molte passioni tra cui la musica ed il canto, ed inoltre sono mamma di un ragazzo adolescente. Nonostante le tante cose da fare, cerco sempre di dedicare del tempo a chi ne ha bisogno facendo volontariato.

Paola, come hai conosciuto i “Volontari Vagabondi”?

Un giorno il Presidente dell’Associazione AVONID, sig. Franco Paolo Aldo, che mi conosce da anni e sa della mia indole sensibile e del mio impegno verso gli altri, mi ha parlato del progetto e mi ha invitato presso la sede dell’Associazione per presentarmi la responsabile Monica Moscia, la quale mi ha spiegato come diventare “Volontaria vagabonda” ed ho accettato con entusiasmo. Gli utenti beneficiari delle mie prestazioni volontarie sono persone con disabilità che già seguo per il mio lavoro di assistente domiciliare, a cui ho deciso di dedicare ulteriore tempo fuori l’orario di lavoro, offrendo loro il mio servizio gratuito.  Tra tutti gli utenti che seguo, ho scelto di dedicare queste ore in più, svolte in modo volontario, a chi ho ritenuto si trovasse in situazione di maggiore difficoltà e disagio rispetto ad altri, persone a cui sono particolarmente legata e con cui si è instaurato un rapporto di grande empatia. C’è il signor Antonino, con disabilità visiva assoluta, che vive con la madre anziana, a cui dò il mio supporto nelle faccende domestiche e della vita quotidiana; Leandro, un bambino con tetraparesi spastica, che aiuto nella cura e pulizia della persona; la signora Francesca, disabile,  a cui dedico delle ore per farla uscire di casa e farle fare anche una semplice passeggiata; ed ancora il sig. Vittorio, anch’egli disabile con difficoltà motoria, che aiuto nel disbrigo delle faccende quotidiane. Ognuno ha una storia, persone a cui dedico il mio tempo ma in cambio ricevo tanto anche da loro: gratitudine, affetto, amicizia.

Grazie a Paola per questa sua testimonianza, e grazie a Fondazione CON IL SUD che ha reso possibile tutto questo!

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Experiences,il tessuto sociale,il disagio e il pudore dell’emersione

Experiences,il tessuto sociale,il disagio e il pudore dell’emersione

La tecnologia può essere tutto o niente.Possiamo correre verso mete lontane o rimanere fermi e non riuscire a percepire i respiri accanto a noi. Experiences,esperienze,di un nuovo mondo che trasfigura un ruolo professionale da responsabile della comunicazione,musicologo e sociologo,che si denuda dalle predisposizioni mentali tra la differenza tra “palcosenico” e “retroscena”. E’ difficile,è molto difficile ,in una società dove gli eventi si consumano tra likes e informazione digitale rapida ,da “one shot”,da frame di pochi secondi,riuscire a cogliere in piccoli luoghi ,le stanze buie e in penombra di chi vive il disagio sociale.Il mondo e la società sono un caleidoscopio,tante facce,tante microsocietà,ma tanti colori non sono percepiti da tanta gente.La timida dignità dell’essere differente, da chi o da cosa chi puo’ stabilirlo? Passano i mesi ed i giorni e rimango solo nel mio studio,a riguardare indietro,al percepire il momento in cui ho condiviso un percorso nuovo per me.Provengo da universi in cui la Bellezza tra Arte ,Musica e Sport è fondante,la bellezza della performance sportiva,la bellezza della musica,la bellezza del teatro.Bellezza che non significa abilità,ma include un mondo di sensazioni in cui anche il fattore oggettivo ed estetico assume un ruolo importante. La mia solidarietà è stata vissuta sempre in modo silente,perchè le belle sensazioni che si possono regalare ti rimangono dentro ,sono solo e soltanto tue e non possono e non devono essere vetrina da sovraesposizione mediatica.Sono qui adesso,in un cammino che insieme ad altre persone ,cerca di fare emergere i bisogni,cerca di fare emergere la cittadinanza attiva,cerca di entrare nel cuore e nella mente della gente per fare comprendere come possa esistere l’azione dal basso che coinvolge tutti.Era un giorno d’estate,il mio incontro con  la manager del progetto”Volontari Vagabondi ” si basava su una richiesta di partecipazione come Responsabile della Comunicazione ,dallo sguardo e dagli occhi si desumono tante cose,capii tutto il suo entusiasmo nell’avere redatto ed ideato un percorso di  diciotto mesi,visite mediche oculistiche con un camper , tra solidarietà e consulenze professionali a domicilio ,destinate a chi vive le disabilità e il disagio sociale. Mi parlò del progetto,mettendo in grande evidenza i bassi riscontri economici per il mio ruolo e per la mia esperienza professionale. Tatticamente dissi ” Sentiamoci domani e ti darò eventuale disponibilità”. Il progetto era ancora in fase di approvazione,ero in spiaggia il sole scaldava la sabbia e pensai “Ma chi sono io per dire no,per frantumare un eventuale sogno”.Con la pelle bagnata di sale,presi lo smartphone in mano e chiamai Monica la manager progettuale e le dissi “Accetto”.Adesso sono qui a scrivere ,in una domenica di novembre e con tante belle emozioni chiuse dentro di me.Sono Volontario Vagabondo anche io e la strada percorsa in 14 comuni di Reggio calabria Città Metropolitana,sono un contenitore pieno di immagini,emozioni,sorrisi,difficoltà,nell’essenza delle bellezza della vita,che riesce a tendere la mano a chi ha abilità diverse da noi. Non finisce qui…..

Dott. FULVIO   D’ASCOLA  Responsanbile della Comunicazione Progetto Volontari Vagabondi

MARIA CATERINA, CENTRALINISTA E VOLONTARIA VAGABONDA SI RACCONTA

MARIA CATERINA, CENTRALINISTA E VOLONTARIA VAGABONDA SI RACCONTA

Maria Caterina Meduri, per gli amici Marika, è centralinista non vedente presso SABAP – Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Reggio Calabria e Vibo, una giovane donna molto attiva nel volontariato, che ci racconta la sua testimonianza in questa intervista per Volontari Vagabondi.

Raccontaci di te

Dopo gli studi al Liceo psicopedagogico di Reggio Calabria, ho conseguito il diploma di centralinista ed infine l’abilitazione alla professione e dal 2007 lavoro al SABAP. Il mio lavoro mi piace, mi permette di essere a contatto con le persone dando loro informazioni, rendendomi al tempo stesso attiva ed autonoma. Oltre al lavoro, dedico il mio tempo al volontariato, sono infatti Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Privi della vista e Ipovedenti ANPVI ONLUS sezione di Reggio Calabria dal 2013.

Quali sono i servizi offerti dalla tua Associazione ai cittadini disabili visivi?

L’Anpvi svolge molteplici attività di tutela, di rappresentanza e di promozione sociale in favore dei privi della vista e degli ipovedenti, curando pratiche assistenziali, previdenziali, di collocamento al lavoro, d’istruzione; organizza eventi e manifestazioni ludico ricreative per i propri soci, incontri culturali e promuove azioni di utilità sociale.

Il tuo operato all’Anpvi è molto attivo, di cosa ti occupi ?

Sono insegnante di Braille e ad oggi seguo due soggetti non vedenti  e presto inizierò questo percorso anche per altri alunni vedenti che hanno deciso di imparare il codice. Nel prossimo futuro ho in programma di avviare un corso per insegnare ad adoperare l’iPhone poiché penso che la nuova tecnologia sia di grande utilità per i soggetti non vedenti, permettendo loro di essere più partecipi ed autonomi anche nelle azioni quotidiane. Tra le altre attività svolte per l’Associazione, mi occupo di consulenze telefoniche per i soci per far superare loro i problemi quotidiani.

Oltre il volontariato esistono anche delle  passioni personali

Sono una grande appassionata di musica classica e di pianoforte che ho suonato dall’età di 7 anni fino ai 18 circa; mi piace la lettura e di recente sono stata Lettrice Braille in occasione di un incontro di “Lettura al Buio” tenutosi nella mia città, dal titolo “L’usignuolo e la rosa”, organizzato dall’Associazione Anassilaos in collaborazione con l’Anpvi Onlus di Reggio Calabria. In tale occasione ho letto in Braille passi del racconto di Oscar Wilde ad una platea attenta ed incuriosita che ha manifestato grande interesse all’iniziativa. Per me questa è stata un’esperienza positiva, gratificante perché ha permesso a tante altre persone di conoscere la realtà che noi disabili visivi viviamo quotidianamente. Tali iniziative sono di grande interesse e valore sociale come ad esempio lo è il progetto di cui sono contenta di far parte, VOLONTARI VAGABONDI, un’iniziativa che vede partecipe la mia associazione come partner insieme al soggetto capofila Avonid Onlus, in rete con altri enti, sostenuta da Fondazione Con il Sud.

 Sei una VOLONTARIA VAGABONDA? Raccontaci la tua esperienza personale.

Ero a conoscenza dell’iniziativa poiché l’ANPVI ne è partner, ma poi la Responsabile del progetto Dott.ssa Monica Moscia mi ha proposto un’idea che ho trovato entusiasmante, cioè essere io stessa Volontaria per gli altri, ed ho deciso di mettere a servizio le mie competenze tiflotecniche e di lettura Braille. Con la responsabile, infatti, ed insieme ad altri soci che hanno deciso di condividere l’idea, organizzeremo a breve in sede delle attività per tutti i cittadini che volessero avvicinarsi al mondo della disabilità visiva. Abbiamo in mente, infatti, di organizzare altri incontri di Lettura al buio, ma anche un evento espositivo in cui mostrare i nostri ausili tiflotecnici e tiflodidattici che ci facilitano la vita anche nel quotidiano, facendone comprende l’utilità e l’importanza. Volontari Vagabondi ha uno scopo nobile, quello di migliorare la qualità della vita delle persone disabili in modo semplice, con professionisti che mettono al servizio gratuito le loro conoscenze e competenze per gli altri. Sono felice di far parte di tutto questo e di poter contribuire al progetto che trovo di grande utilità.

Grazie Marika per questa tua bella testimonianza, e alla prossima intervista!

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ROBERTO, OCULISTA E “VOLONTARIO VAGABONDO”, SI RACCONTA

ROBERTO, OCULISTA E “VOLONTARIO VAGABONDO”, SI RACCONTA

Il dottore Roberto Polito, medico oculista di Ardore (RC), una vita in ospedale, oggi si dedica ad attività di volontariato in Italia, portando la sua opera tra i terremotati, e in Kenya, dove le urgenze riguardo alla salute degli occhi richiedono un impegno costante. Ha inoltre creato un Circolo per aiutare i ragazzi e i poveri del terzo mondo e attrezzato un ambulatorio chirurgico oculistico in Madagascar dove si reca periodicamente. Di recente è entrato a far parte della squadra di professionisti “Volontari Vagabondi”. «Una volta pensionatomi ho capito che, per quello che potevo fare e dare, non potevo stare a guardare; volevo dare il massimo di quel poco di cui il Signore mi aveva fatto dono. Non volevo stare con le mani in mano» ci dice. Gli abbiamo posto delle domande a riguardo.

Quando ha deciso che sarebbe diventato medico e, nello specifico, oculista?

Ho avuto un padre oculista, molto noto, aveva anche una clinichetta in casa. Io sin da ragazzo l’aiutavo, l’accompagnavo quando andava a visitare. Ma sino ai primi anni di liceo ancora non avevo fatto una scelta, anche perché mi sarebbe piaciuto fare l’avvocato o il professore di matematica. L’ultimo anno di liceo classico ho preso la decisione di iscrivermi a medicina e di fare poi la specializzazione in oculistica.

Ci racconta delle sue esperienze in Africa?

Ho sempre avuto il desiderio di fare del volontariato e di metter a disposizione le mie capacità e competenze per gli altri. Sono stato socio dell’AVIS, della LADOS, medico volontario per l’ordine dei Medici di RC, a Grottaminarda per il terremoto in Irpinia nel 1980, in Kenya in missione col primario oculista del Niguarda di Milano, prof. Musini. Quando nel 2010 fui messo in quiescenza dall’ASL di Locri, sentendomi ancora in forma ho voluto dedicarmi al mio sogno: andare in missione in Africa per poter dare quello che potevo a tanta gente bisognosa. Il caso volle che avessero bisogno di oculisti nella missione di Henintsoa, villaggio di Vohipeno in Madagascar e ci andai, con l’associazione Onlus Medici in Africa di Genova, di cui qua nella Locride ho aperto un circolo. E lì vado due volte l’anno, faccio visite, curo l’ambulatorio e la chirurgia dell’oculistica, che ho rinnovato e attrezzato in modo che sia all’altezza dei servizi occidentali, e di cui sono coordinatore e arruolo chirurghi oculisti di una certa esperienza.

Tra le sue passioni c’è il cinema. Ce ne parla?

Prima che per il cinema il mio primo amore è stato per il teatro. Ho iniziato negli anni ’80 a esibirmi nel teatro e in sketch con la dott. Giovanna Lanza come volontariato per la UILDM sotto la presidenza di Pepè Congiusta con commedie comiche e anche con Moliere (La scuola delle mogli) e con “Miseria e Nobiltà”. Nel 2006 sono entrato in un’associazione cinematografica CoopCalabriaFilm come socio ed in essa finora ho interpretato 8 film ed altri tre film per altre case cinematografiche. Mi piace molto il cinema, ma il teatro mi appassiona molto di più, perché ti senti il pubblico vicino e ti senti spronato a fare di più, a dare il meglio di te. Attualmente, da alcuni anni, faccio parte di una compagnia di Roccella Ionica “Il Sorriso”, diretta dalla dott.ssa Marida Gemelli, ed oltre che far divertire la gente siamo noi i primi a divertirci fortemente con le nostre commedie.

Ci racconta della sua adesione al progetto Volontari Vagabondi?

In tale progetto ho fatto la prima esperienza il 28 luglio scorso a Sant’Ilario dello Ionio, effettuando visite oculistiche gratuite su un camper attrezzato allo scopo. L’esperienza è stata positiva e molto entusiasmante. È venuta molta gente, tanti bambini ed extracomunitari. Queste visite hanno portato allo scoperto delle patologie che, ignorate, avrebbero potuto dare dei problemi. Alcune persone me le son fatte mandare nel mio studio per approfondire e valutare meglio, naturalmente a titolo gratuito. C’è stato qualche disguido e qualche avaria nel funzionamento delle attrezzature ma niente di insuperabile… e poi anche questo è da mettere in conto quando si inizia un qualcosa, l’importante è trarre insegnamento da questa prima esperienza per migliorare quelle successive. Sono rimasto molto soddisfatto dalla gratitudine mostratami da tutti gli utenti e dalla estrema gentilezza del personale che ha collaborato con me e che vorrei nominarli uno per uno, ma non ricordo il nome, ed allora un grazie per tutti alla dott.ssa Monica Moscia, responsabile del progetto. Grazie, perché la soddisfazione e la gioia di aver fatto qualcosa di buono e di utile supera di molto il sacrificio del tempo che ho dedicato e della fatica fisica e mentale che ho donato. Se io, grazie alla mia testa (che il Signore ha voluto donarmi), grazie alla mia forza e capacità (sempre opera del Signore) riesco e son capace di fare qualcosa di buono per gli altri… perché non farlo? Anche se fossi un egoista non potrei non farlo, perché la gioia che provo, l’esercizio salutare della mia mente, la crescita e la maturazione del mio spirito sono infinitamente superiori a quello che la mia povera persona riesce a fare per gli altri. In questo contesto il Signore, lungo il percorso della mia vita, mi ha fatto incontrare i “Volontari Vagabondi” e io dico “Eccomi”.

Grazie al dottore Polito per questa sua testimonianza, e grazie a Fondazione CON IL SUD che ha reso possibile tutto questo!

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Giorgio, esperto Tiflologo e “Volontario Vagabondo”, si racconta

Giorgio, esperto Tiflologo e “Volontario Vagabondo”, si racconta

Il Professore Giorgio Arcudi è un professionista reggino, esperto tiflologo, per i non addetti ai lavori, un operatore altamente qualificato che si occupa dell’educazione e dell’istruzione delle persone con disabilità visiva (nonvedenti e ipovedenti). Giorgio, in prima persona, vive la condizione di disabilità essendo non vedente, ed in questa intervista ci racconta la sua esperienza professionale e personale, una testimonianza preziosa che vogliamo condividere con tutti voi.E’ un dialogo dove le voci si incontrano.

Giorgio, che cosa è , la tiflologia e che ruolo ha il tiflologo?

“La tiflologia è la scienza che studia le condizioni e le problematiche delle persone con disabilità visiva al fine di indicare soluzioni per attuare la loro piena integrazione sociale e culturale, interessandosi delle condizioni e delle problematiche di persone nonvedenti e ipovedenti, non più unicamente legate alla sfera lavorativa, ma a diversi ambiti e situazioni, come lo studio, il tempo libero e la vita domestica. In conseguenza di quest’ultimo aspetto, la sfera della tiflologia include a sua volta vari campi e settori di studio, tra i quali la tiflotecnica, la tifloinformatica e la tiflodidattica.

Il tiflologo è un consulente che agevola la comprensione dei bisogni dell’alunno minorato della vista, delle sue oggettive difficoltà, ma anche e prima ancora delle sue potenzialità e risorse, in modo da orientarne il percorso educativo, per una sua piena inclusione sociale; fornisce supporto ed informazione utili alla famiglia del disabile visivo che spesso è disorientata ed in difficoltà nel gestire tale condizione; si coordina con la scuola e le istituzioni ed enti preposti (Amministrazioni Locali, Unità Sanitarie Locali) al fine di programmare e promuovere ogni altra attività, che egli ritenga utile al miglioramento delle condizioni scolastiche e sociali del minorato della vista.”

 Quando e perché hai deciso di diventare tiflologo?

“Sentivo la necessità di donare agli altri quello che avevo ricevuto dai miei maestri e quindi, dopo aver conseguito la laurea in Lingue e Letterature straniere, ho deciso di fare il corso di specializzazione come insegnante di sostegno. Ho sposato la causa dell’integrazione scolastica fin dai tempi in cui la stessa veniva combattuta anche dalle Associazioni e l’ho portata avanti insieme al Movimento Apostolico ciechi.”

Raccontaci un po’ di te e delle tue numerose passioni: musica, lettura, volontariato.

“Mi sono accostato alla musica e in particolar modo allo strumento della chitarra e del pianoforte fin da bambino, dalla seconda elementare, e l’ho coltivata personalmente in seguito fino ad oggi.

Altra grande mia passione è la lettura di testi letterari, poesie, romanzi. Oggi, grazie alle strumentazioni moderne, la lettura dei testi è resa più facile e veloce grazie agli ausili tiflotecnici e tifloinformatici, ma è certamente più robotica e fredda. Il Braille, pur essendo ancor oggi l’unico alfabeto in possesso dei ciechi, sembra essere andato in disuso per l’implementazione dei sintetizzatori vocali. A mio avviso il Braille deve essere utilizzato poiché permette una lettura personale e non per tramite, dando la possibilità ai ciechi di apprezzare il valore direttamente o attraverso la voce del lettore che trasmette emozioni. A testimonianza di ciò il grande interesse che ha suscitato un incontro di “Lettura al Buio”, organizzata dall’Associazione Anassilaos di Reggio Calabria, in collaborazione con l’ANPVI -Associazione Nazionale Privi di vista e Ipovedenti- sezione di RC, di cui sono membro. In tale occasione, svoltasi il 07/09/2017 presso il Chiostro di San Giorgio al Corso, sono stato lettore Braille di passi del racconto di Oscar Wilde “L’usignuolo e la rosa” che contiene una amara riflessione sulla ingratitudine umana e sulla smodata sete di ricchezze e potere, anch’essa tutta umana, cui fa da contraltare la generosità ingenua dell’uccello che sacrifica la propria vita. Ho accettato con entusiasmo di partecipare a questa iniziativa per dimostrare anzitutto che le persone non vedenti possono avere una lettura personale di qualunque testo vogliano nutrirsi, e non per tramite di un mezzo freddo e meccanico come un sintetizzatore vocale. Alla fine dell’incontro ho specificato sinteticamente il modo di lettura Braille, e soprattutto la necessità che esso venga appreso fin dai primi anni della scuola, invitando tutti i partecipanti a prenderne piena coscienza e competenza. C’è stata grande partecipazione ed interesse da parte della cittadinanza, soprattutto di operatori scolastici che si sono subito avvicinati per avere informazioni a riguardo. L’auspicio è quello di ripetere queste iniziative, soprattutto in prossimità della giornata nazionale Louis Braille del 21 febbraio, e di poter sensibilizzare al meglio la cittadinanza sul tema della “

Oltre ad essere tiflologo di professione, amante della musica e della lettura, ci dicevi che sei un “Volontario Vagabondo”, raccontaci questa esperienza.

“Da sempre legato al mondo del volontariato, sono membro effettivo dell’ANPVI ONLUS-sezione di Reggio Calabria dal 2005. L’Associazione è partner di un progetto nazionale sostenuto da FONDAZIONE CON IL SUD, dal titolo VOLONTARI VAGABONDI. Sono stato informato di questa bella iniziativa dalla Responsabile del progetto Dott.ssa Monica Moscia che mi ha illustrato le finalità del progetto ed ho deciso di farne parte attiva, aderendo in qualità di Volontario. Ritengo infatti che il progetto sia di grande utilità sociale e morale poiché permette di aiutare tante persone che vivono una condizione di disabilità o disagio, spesso ai margini in una società poca attenta ai bisogni dei più deboli, di coloro che risultano esclusi a causa delle loro problematiche per la non conoscenza delle modalità di intervento per migliorare la qualità psico-fisica-sociale della loro vita.

Volontari Vagabondi permette di dare una mano al prossimo in modo semplice, spontaneo, ed ho deciso di mettere al servizio le mie competenze di tiflologo in modo gratuito per chi ne avesse bisogno. Ho svolto, ad oggi, anche delle consulenze telefoniche tifloinformatiche e tiflodidattiche per soggetti disabili della vista e mi sono reso disponibile per organizzare incontri nelle scuole al fine di far conoscere anche ai ragazzi il problema della disabilità visiva, per far comprendere l’importanza della prevenzione della cosiddetta “cecità evitabile”. A breve, inoltre, si organizzerà presso la sede ANPVI-AVONID un corso di lettura e scrittura Braille, rivolto a tutti coloro che desiderano accostarsi a questa realtà, e terrò delle lezioni in qualità di “Volontario Vagabondo”, quindi in modo gratuito.

Il mio più sentito e sincero ringraziamento va a FONDAZIONE CON IL SUD che, con spirito di abnegazione, ha investito in risorse materiali ed intellettuali, ed ha scommesso sul progetto VOLONTARI VAGABONDI, dando la possibilità a tante persone disabili o in disagio di migliorare la propria qualità di vita. Mi auguro vivamente che il progetto possa continuare nel tempo, anche dopo la sua scadenza naturale, raggiungendo un bacino di utenti sempre più ampio e che si possano realizzare tante altre attività sul territorio.”

 

L’importanza di dedicare porzioni del proprio tempo ad altri,pur vivendo diverse abilità,il  professore Giorgio Arcudi con splendida testimonianza di vita,spinge alla riflessione . “NON ESISTONO MONTAGNE INSORMONTABILI MA CONDIVISIONI POSSIBILI”.

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